Allergie alimentari in aumento. C’è un nuovo test, anche per i bambini
I più bersagliati sono i bambini, specie sotto i tre anni. Un test su un campione di sangue è in grado di predire rischi e gravità delle reazioni allergiche nei piccoli
È boom di allergie alimentari nei bambini. Lo rivelano i dati di un recente studio italiano, condotto nella Regione Campania e promosso dalla Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, che ha preso in considerazione l’andamento del fenomeno nel Belpaese, che ha visto un balzo in avanti del 34% in dieci anni delle allergie alimentari tra i più piccoli. È pari invece a + 120,8% per i bimbi al di sotto dei tre anni di età.
Sul banco degli imputati, ci sono latte (55%), uova (33%) e frutta secca (24%).
«I sintomi principali di un’allergia alimentare sono orticaria, edema a livello di labbra e occhi, ma anche nausea, vomito, dolore addominale, stipsi o diarrea, fino ad arrivare a sintomi respiratori, come rinite, broncospasmo, asma», dice il professor Alessandro Fiocchi, responsabile del reparto di Allergologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. In alcuni casi, il disturbo può dare problemi cardiovascolari con un aumento della pressione sanguigna. Lo shock anafilattico, la situazione più estrema, si scatena quando si manifestano tutti i sintomi insieme.
Le cause
Ci può essere una componente genetica, anche se questo non significa essere predestinati a sviluppare un’allergia alimentare. «I bambini sono i più esposti al problema perché sono i più vulnerabili alle modificazioni sociali», prosegue lo specialista. La buona notizia è che le allergie cui sono più soggetti – latte, uova, grano – possono regredire nel tempo.
Il nuovo test
Il Laboratorio di Analisi Cliniche sezione Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, grazie a un’analisi del sangue riesce a determinare rischi e gravità delle reazioni allergiche a determinati alimenti nei bambini. «L’obiettivo del test è quello di ricreare in vitro l’azione dei basofili, un tipo di globuli bianchi rilasciati dalle cellule quando gli anticorpi riconoscono come nemico un cibo», precisa Fiocchi.
Mai abbassare la guardia
Massima attenzione quando il bambino mangia fuori casa, specie in luoghi dove non c’è la sorveglianza dei genitori, come la mensa a scuola: tutte le allergie devono essere certificate e messe a conoscenza del personale scolastico di riferimento.
La desensibilizzazione
Oggi, ci sono terapie per cercare di minimizzare l’allergia. Tra queste la somministrazione di dosi crescenti dell’allergene responsabile, per abituare l’organismo alla sua ingestione, e l’iniezione con anticorpi monoclonali che combattono l’azione degli anticorpi IgE. Sono le IgE gli anticorpi responsabili dell’allergia: essi cercano di contrastare l’allergene che leggono come un “intruso” nell’organismo. «L’iniezione di anticorpi monoclonali anti-IgE è il metodo più sicuro per contrastare anche lo shock anafilattico», conclude l’allergologo. « La nuova frontiera, disponibile probabilmente tra due/tre anni, sarà l’applicazione di cerotti cutanei per ridurre l’allergia alimentare».
Ti potrebbe interessare anche:
- Endometriosi: serve una diagnosi precoce
- La salute femminile va in scena a passo di danza
- Sci: il decalogo anti-infortuni
- Farmaci: come usarli, conservarli e smaltirli in sicurezza